All’ultimo minuto. Racconto A9 “Contest All’ultimo minuto”

All’ultimo minuto è il contest di scrittura a tempo del Garfagnana in giallo. La prima edizione ha visto numerosi autori sfidarsi partendo dall’incipit di Alice Basso. In vista della premiazione del Garfagnana in Giallo 2022, che si terrà a metà luglio, pubblichiamo i racconti per la lettura e la valutazione da parte dei lettori e dei giurati. Il bando lo potete trovare qui  www.garfagnanaingiallo.it Scadenza 15 giugno 2022

All’ultimo minuto.

   Aprì il cassetto della scrivania ed estrasse la carpetta gialla. Dal suo interno tirò fuori l’unico foglio presente, lo rilesse attentamente. La lettura fu interrotta dai rintocchi dell’orologio a pendolo posto ad un angolo dello studio. Alzò lo sguardo e lo guardò: segnava le ventitré e trenta. Mancava mezz’ora alla mezzanotte. Tornò alla lettura, prese il foglio tra le mani, il foglio tremava… anzi no, erano le sue mani a tremare. Lo posò sulla scrivania e si aggiustò la cravatta. Il nodo gli sembrò troppo stretto e provò ad allentarlo. Era nervoso, provò a calmarsi, si alzò e fece un giro per la stanza soffermandosi dietro la finestra. Scostò la tenda e guardò fuori, la strada era buia e deserta. Ad un tratto però gli sembrò di scorgere la sagoma di qualcuno tra due auto posteggiate. Fuori era buio perchè i lampioni erano spenti e non si riusciva a vedere bene. Spense le luci della stanza e si appostò dietro le persiane, ma non scorse più nulla: la sagoma era sparita. Rimase ancora qualche minuto e chiuse le persiane. Quindi riaccese le luci e tornò a sedersi alla scrivania. Si accese una sigaretta. Non si era calmato, anzi era più agitato di prima. Prese il foglio e lo rilesse, subito dopo allungò la mano a prendere la stilografica finita ad un angolo della scrivania sotto un plico di fogli. La mano riprese a tremare. In quel medesimo istante, i rintocchi dell’orologio annunciarono la mezzanotte. Firmò il foglio in calce. Ormai era fatta.

   Quell’aria ferma, quella calma piatta, così come l’indifferenza e l’imperturbabilità dell’universo, si scontravano con la sua forte agitazione interna. Ma ormai la decisione era stata presa. Rilesse quel foglio per un’ultima volta e lo ripose all’interno della carpetta.

   Fu allora che udì uno strano rumore provenire dalla strada. Il suo studio si trovava al primo piano. Spense le luci e tornò alla finestra a spiare da dietro le persiane. Niente. Nessuno. Non era riuscito a capire di che rumore si fosse trattato, non era riuscito proprio a decifrarlo. Dopo una manciata di minuti durante i quali si fermò a pensare, richiuse le persiane e riaccese le luci. Di qualunque rumore si fosse trattato non lo riguardava, aveva ben altro a cui pensare adesso. Prese la carpetta gialla, la infilò nella valigetta, indossò il cappotto, spense le luci e uscì dalla stanza.

   Una volta in strada si guardò attorno, specie in direzione di quelle due auto dove gli era sembrato di scorgere una sagoma. Tutto tranquillo, tranne lui. Raggiunse la sua macchina e salì. Guardò l’orologio prima di avviare il motore. L’appuntamento era all’una. Partì.

   Raggiunse l’albergo e si fermò nel salottino della hall.

   All’una e quindici arrivò lei. C’erano altre persone sedute ai divani. I due si guardarono. La donna si avvicinò e si sedette ad una poltrona accanto alla sua. Prese una rivista e finse di leggere. Lui prese un quotidiano, quindi estrasse dalla valigetta la carpetta gialla e la infilò tra le pagine. Nessuno dei presenti si accorse di quel movimento, tranne lei che guardava di sottecchi. Si fecero un lieve cenno. Poi lui si alzò lasciando il giornale sulla poltrona e uscì dall’albergo.

   Lei cambiò poltrona, afferrò il quotidiano, prese la carpetta e se la mise nella borsa che aveva con sé. Andò quindi al bar dell’albergo e ordinò qualcosa.

   Lui, tornato in macchina, guardava verso l’entrata dell’albergo. La donna tardava ad uscire. Non che avesse importanza vederla uscire perché il suo compito era ormai terminato, però aspettava.

   Alcuni minuti dopo partì e tornò allo studio. La sua agitazione si era placata.

   Un’ora dopo ricevette una chiamata. Era lei e disse che lo stava per raggiungere.

   Quando suonò il campanello, andò ad aprire. La donna entrò, era agitata. Si recarono nello studio.

   – Cos’è successo?

   – Quando sono rientrata in casa mio marito non c’era e c’erano delle chiazze di sangue a terra vicino il portoncino d’ingresso!

   – Ma cosa stai dicendo?!

   – Proprio così! Dev’essergli successo qualcosa!

   – Il foglio lo hai lasciato in albergo?

   – Sì, nella camera dei due amanti. Adesso però non so cosa pensare.

   – Tuo marito è venuto a cercarmi per indagare se tu avessi un amante, ma io scopro che è lui ad avere un’amante e ad incontrarsi con lei in quell’albergo regolarmente. Allora io penso di raccontarti tutto e…

   – E ci innamoriamo noi! – Lo interruppe lei.

   – Esatto! È successo! Ma forse abbiamo sbagliato a lasciarci prendere da questa passione! Adesso, dopo che io ho falsificato quella dichiarazione apponendovi la firma di tuo marito come se fosse stato lui a scrivere una lettera alla sua amante dicendo di volerla sposare e scappare con lei, e tu l’hai lasciata nella loro camera abituale poco prima del loro appuntamento, mi dici che a casa tuo marito non c’era e c’erano chiazze di sangue a terra?

   – Già! Sembra assurdo, ma è così. Cosa facciamo adesso? Mica possiamo andare alla Polizia!

   – Io non ero molto convinto di fare questa cosa. – Riprese lui agitato.

   – Lo so che sono stata io a convincerti, ma così io avrei fatto finta di scoprire la tresca di mio marito accusandolo e noi saremmo stati liberi di vivere il nostro amore.

   – Sono un investigatore privato, lavoro da tanti anni, ma non mi era mai capitata una cosa simile. Ho sempre svolto il mio lavoro correttamente e distaccato dai clienti e dalle loro vicende.

   – L’amore ci ha travolto! – Disse lei e lo abbracciò.

   – Cosa può essere successo a tuo marito? – Domandò lui abbandonandosi allo scoramento.

   Decisero di tornare all’albergo.

   Entrarono uno alla volta e, senza farsi notare riuscirono a raggiungere la camera contrassegnata. Lei aprì con la copia della chiave trafugata a suo marito. Era tutto in disordine all’interno della camera, come se qualcuno l’avesse messa a soqquadro.

   – Poco fa non era così! Quando sono entrata io era in ordine!

   – Dove hai messo il foglio? – Domandò lui stravolto.

   – Sotto il cuscino del letto.

   Andarono subito a vedere ed era ancora lì!

   – Oh, per fortuna non l’hanno trovato! – Disse l’investigatore.

   Lo presero e uscirono dalla stanza.

   – Adesso torna a casa. – Le disse lui.

   – Da sola non ci torno.

   – Va bene, andiamo insieme.

   Trovarono in strada, vicino la villetta di lei, le auto della Polizia che impedivano a chiunque di avvicinarsi. Un’espressione di terrore le comparve sul volto. Lui posteggiò distante e scese; domandò ad un signore cosa fosse successo. Quello disse che era stato trovato il cadavere di un uomo nel giardino di una delle villette. Ritornò indietro e lo raccontò alla donna. Individuarono che la villetta era quella adiacente alla sua.

   – Sono costretta a scendere. – Disse lei.

   – Non mi dire che si tratta di tuo marito e che sei stata tu ad…

   – Ma che sei impazzito?! – E lo zittì con un bacio, scendendo.

    Ritornò mezz’ora dopo: avevano trovato suo marito colpito a morte con un’arma da taglio, e adesso lei doveva recarsi in commissariato perché era stata catturata una donna.

   – Penso sia l’amante di mio marito. – Gli disse. – Spero che tutto finisca presto e bene.

   – L’avrà ucciso lei? Non capisco più niente.

   – Il nostro amore segreto deve rimanere tale per il momento.

   Lui la guardò allontanarsi di fretta e sparire nel buio della notte.

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