Un rumore nella notte. Racconto A5 “Contest All’ultimo minuto”

All’ultimo minuto è il contest di scrittura a tempo del Garfagnana in giallo. La prima edizione ha visto numerosi autori sfidarsi partendo dall’incipit di Alice Basso. In vista della premiazione del Garfagnana in Giallo 2022, che si terrà a metà luglio, pubblichiamo i racconti per la lettura e la valutazione da parte dei lettori e dei giurati. Il bando lo potete trovare qui  www.garfagnanaingiallo.it Scadenza 15 giugno 2022

Un rumore nella notte

Non era affatto una notte buia e tempestosa. Magari lo fosse stata. Una di quelle belle nottate di tormenta, in cui il vento ulula e la pioggia sferza i vetri, e qualsiasi impresa tu intraprenda si ammanta di dramma e di pathos.

Quanto gli sarebbe piaciuto, avere un po’ di supporto scenografico da parte di Madre Natura. Così, tanto per aiutare la motivazione, per rendere ancora più epico e memorabile ciò che lui era in procinto di fare.

Invece: niente. Aria ferma. Calma piatta. Nessun cenno di empatia da parte del cosmo.

Si rimboccò le maniche. Non importava che l’universo sembrasse imperturbato e indifferente: lui aveva da fare una cosa di capitale importanza. Una cosa che gli avrebbe cambiato la vita.

“Quando si è bambini non si pensa mai che siano questo le cose che farai da grande, e invece…” pensò: “… ora mi trovo qui, sotto le finestre della persona che ucciderò!” Una lampada si accese al piano superiore dell’abitazione gettando un fascio di luce verso l’esterno. “Non può vedermi!” pensò riparandosi dietro il grosso fusto di uno dei pini all’esterno della grande villa. Un cane cominciò ad abbaiare da un giardino vicino.

“Nicola! Vieni qui a vedere!”

Il ragazzo si alzò dalla sedia, fece il giro della scrivania e si accostò allo schermo del computer dell’uomo dalla corta barba bianca.

“Secondo te può funzionare una cosa simile?”

Nicola cercò di osservare il disegno con sguardo critico: “Beh!” esclamò dopo un po’: “Mi pare che non è la prima volta che adottiamo questa soluzione per realizzare i percorsi dei parchi.”

“Ma come puoi aver progettato una roba del genere? Il legno per i gradini mi pare una discreta cavolata, soprattutto perché gli altri percorsi esistenti del parco sono tutti in terra battuta!” ribatté l’uomo.

“Però ho visto che questa soluzione viene spesso adottata e…!”

“Idiozie!” tuonò adirato l’architetto:“Cambiami subito questo particolare costruttivo!”

Il ragazzo se ne tornò davanti al proprio schermo in silenzio:“Studiare una vita per una laurea e poi sentirsi urlare nelle orecchie da un rimbambito alle soglie della pensione! E la cosa che più mi da fastidio e che le cose devo farle tutte io ma poi la fetta grossa se la intasca lui!”

Adirato, rimase alcuni secondi in silenzio ad osservare lo schermo, poi sbuffò e spostò la freccia del mouse sopra un’icona con la scritta Progetti: cliccò due volte. Ancora un click e sul monitor si aprì una calcolatrice. Nicola cominciò a battere velocemente sulla parte destra della tastiera del computer, quella con i numeri, poi si fermò e  si annotò su un foglio una cifra con parecchi zeri.

Senti la rabbia salirgli fino alla punta dei capelli: “Come siamo messi con i pagamenti?” disse guardando l’uomo dalla barba bianca diritto negli occhi.

L’anziano non si scompose, raccolse un lungo respiro poi disse:“In comune mi hanno detto che mi liquideranno tutto nel giro di dieci giorni…”

“Me lo hai già detto un mese fa!”

“Quindi?” rispose l’uomo: “Cosa posso farci? Vuoi andarci a parlare te col sindaco?”

“Perchè no!”

“Cosa credi che ti risponderebbe? Pensi che io non voglia farmi saldare il rimanente?”

“Ok… e gli altri lavori che dobbiamo riscuotere?”

Driiiin

Il suono del campanello interruppe la conversazione. Il ragazzo si alzò e si diresse verso la porta: “Buongiorno!”

“Buongiorno!” risposero due uomini all’unisono.

“Oh, guarda chi c’è! Prego, venite nell’ufficio!” Così detto, l’architetto si alzò e fece cenno ai due di seguirlo nella stanza accanto, poi chiuse la porta.

“Questi sono due della ditta che deve realizzare il parco!” pensò il ragazzo. Si alzò e accostò l’orecchio alla porta dell’ufficio accanto.

“…sono un po’ troppi, ma se facciamo questa cifra, te li metto subito in mano!”

Seguì un attimo di silenzio, poi si sentì la voce dell’architetto che diceva:“Va bene!”

Il ragazzo corse veloce al proprio posto: appena in tempo perché dopo alcuni istanti la porta si aprì.

“Usciamo un attimo!”

Spam!

“Vaffanculo!” disse il ragazzo fra sé mentre ascoltava i passi dei tre uomini che scendevano le scale.

Si alzò e poi si diresse alla finestra. Dopo pochi secondi vide i tre che uscivano dal palazzo e si dirigevano verso la piazza. “Lo stronzo gli ha fatto vincere l’appalto, ha ricevuto la tangente e ora vanno al bar a festeggiare. Do ut des! I latini lo avevano già capito duemila anni fa! In perfetto stile mafioso! Anzi, no… Da noi funziona tutto nello stesso modo, ma si chiama corruzione: un termine diverso per indicare la stessa cosa!”

Il ragazzo si diresse al computer dell’architetto, prese la chiave usb rossa e nera nel primo cassetto e la inserì dentro una porta del pc. Diresse la freccia del mouse verso la cartella Fatture e poi fece un doppio click: “Ah-ah!” esclamò: “Allora ti hanno già pagato anche questi tre lavori brutto bugiardo!” Fissò ancora lo schermo e poi distorse la voce ad imitazione dell’architetto:“ Vuoi andare a parlarci te col sindaco? Pensi che io non voglia farmi saldare il rimanente!” poi continuò con la sua voce: “Ma vaffanculo e vaffanculo! Tanto è inutile stare a discutere con questo stronzo! Mi rovino il fegato e basta! E l’ora che me ne vada da qui! Sono stato un idiota io che ho resistito così tanto! E sì che ero stato sconsigliato da tutti quelli che erano già passati di qui! Sono un imbecille!”

 “Voglio un’auto rubata, un fucile senza numero di matricola e un alibi!”

L’uomo dai baffi rossastri continuò a tenere lo sguardo basso tamburellando le dita più volte sul tavolo in legno: “Per quale motivo hai chiamato me?”

“Perché tu puoi darmi quanto ti ho chiesto!” rispose il ragazzo

L’uomo scrollò la testa: “No…”

“Perché?”

“Questo è un lavoro che non si può improvvisare e per farlo occorrono…beh…”

“Ok! Allora andrò a rivolgermi a qualcun altro!”. Poi si alzò di scattò girandosi verso la porta.

“Quanto?” chiese l’uomo afferrandolo per un braccio.

“Trentamila!” rispose il giovane

L’uomo dai baffi rossastri cercò di non tradire l’emozione: trentamila euro erano una cifra notevole, ma aveva capito che il ragazzo sarebbe stato disposto a sganciare di più: “E se non bastassero?”

“Basteranno perché il tuo ruolo in questa parte sarà limitato!”

L’uomo non mostrò nessuna espressione del viso.

“Trentacinquemila! E’ l’ultima offerta! Sì o no?” lo incalzò il ragazzo.

“Per quando ti serve il tutto?”

“Non ho fretta. Non appena ti rifarai vivo avrai i primi soldi, mentre il resto lo intascherai solo a lavoro finito!”

L’uomo tamburellò ancora le dita sul tavolo, poi disse: “Va bene!”

“Allora siamo d’accordo!”

“Ancora una cosa: come farai per pagarmi? I soldi che mi hai detto sono una bella cifra!”

“Su questo non ti preoccupare! Più di metà li ho già disponibili mentre gli altri… beh… so come procurarmeli! Fidati!

“Un’ultima cosa… Perché un giovane laureato vorrebbe diventare un assassino?”

Il ragazzo rimase in silenzio, poi aprì la porta della stanza: “Cerca di procurarmi quanto ti ho chiesto!”

“Non avrai il fegato per fare quello che vuoi fare! Non da solo!” gli urlò l’uomo.

Il cane continuava ad abbaiare. Nicola guardò il suo orologio: le lancette fosforescenti indicavano le 21 circa. La luce al piano superiore della villa scomparve. “Ora!” pensò. Uscì da dietro il tronco dell’albero e attraverso il viale dirigendosi verso la villa. Prima di entrare nel porticato si fermò: un rumore nella notte gli fece aumentare il battito cardiaco fino a sentirlo rimbombare nelle orecchie. Si mise con le spalle al muro della casa poi avanzò piano fino all’angolo. Sentì la bocca asciugarsi e la fronte imperlarsi di sudore. Mise la testa fuori cercando di penetrare il buio con lo sguardo.

Poi sobbalzò: “Cosa ci fai qui, ragazzo?” disse una voce alle sue spalle

“Io…” balbettò: “Stavo cercando te!”

“Perché?”

Il ragazzo rimase in silenzio poi si scagliò sull’uomo.

“Ma cosa ti prende?”

Nicola riuscì a rispondere solo con dei suoni misti a lacrime mentre sferrava cazzotti alla cieca.

Bang!

Uno sparo squarciò la notte mentre la luna inquadrava il corpo sul prato.

La luce al piano superiore si accese, poi si udirono dei passi all’interno della villa: il porticato si illuminò e poi i lampioni del giardino.

“Nicola!” urlò l’architetto: “Cosa è successo! Cosa fai fai qui? Oh… Dio mio… ma sei ferito! Perdi sangue! Vado subito a chiamare aiuto!”

L’uomo dalla corta barba bianca si diresse verso casa. Dopo poco tornò con una coperta e un cuscino. Alzò la testa del giovane e poi lo coprì: “Sta arrivando l’ambulanza!”

Nicola accennò un sorriso poi la sua testa si girò di lato.

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